Quella volta da Ciampi | Considerazioni sul futuro dell’enduro

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Mi è capitata tra le mani una foto dove al Quirinale il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, mi conferiva l’Onorificenza di “Commendatore dell’Ordine al Merito”, attestato consegnatomi per i risultati sportivi conseguiti nell’enduro! Così orgoglioso mi son dato una pacca sulla spalla, ma al tempo stesso mi ha fatto pensare e riflettere, se l’enduro da una parte è riconosciuto e premiato dalle massime autorità, perché allo stesso tempo una Guardia Ecologica potrebbe multarmi mentre lo pratico, qualcosa non quadra? È certo che qualcosa non quadra, mancano regole e regolamenti per praticare il nostro sport, competizioni a parte!

Come avremo notato, con il passare degli anni sempre più persone sono intolleranti nei confronti degli altri, e specialmente in questo periodo pandemico scivola addirittura nell’aggressivo, a quanti di noi è capitato di incontrare persone che non comprendendo il nostro hobby, e con pesanti espressioni verbali o gesti di intolleranza ci hanno “ripreso” con il risultato di farci innervosire rovinandoci la giornata?

Ora mi chiedo, l’Italia, considerando la morfologia dei territori, prevalentemente forestali con svariate carraie agro-silvo-pastorali, sarà mai possibile che non ci sia spazio per tutti gli utenti come camminatori, ciclisti, motociclisti ecc.? Visto che di anno in anno la situazione peggiora, sarebbe davvero ora di iniziare, o almeno di tentare di “regolamentare” la nostra attività, certo considerando che per la pubblica opinione siamo in difetto e diversi regolamenti ci remano contro, sarà sicuramente un percorso laborioso e complicato.

Ovviamente si dovrebbe lavorare a livello politico, perché passione e appassionati temo non porterebbero al successo, quindi le istituzioni, e qui mi vien da pensare a FIM, FMI e UISP ecc… dovrebbero individuare un’equipe tecnico/diplomatica per disegnare un DDL (disegno di legge) che possa tutelarci.
Utopia? Mi vien da pensare ai cacciatori, nonostante anche loro non siano “visti di buon occhio”, e per certi versi vivono alcuni problemi simili ai nostri, perché non far riferimento a loro?
Infatti, le associazioni Venatorie sono politicamente tutelate e hanno regole ben precise con un codice comportamentale inequivocabile da seguire al dettaglio, e anche se hanno importanti restrizioni, praticano regolarmente il loro hobby, quindi si potrebbe prendere alcuni spunti da chi è nella nostra “stessa barca”, e con le dovute varianti apportarle per l’enduro.

I cacciatori, ad esempio, hanno il calendario venatorio in base ai cicli della selvaggina, e rotazione periodica per lo sfruttamento corretto della fauna, così vengono designate zone ben precise e delimitate dove possono cacciare, e viceversa alcune zone sono assolutamente vietate in ogni periodo dell’anno, inoltre hanno solo alcuni giorni in cui possono imbracciare i fucili, mentre in altri il “silenzio venatorio” è d’obbligo.

Essendo uno sport che si pratica nella natura, sono i primi a prendersene cura tenendo in ordine porzioni di bosco e i sentieri d’accesso. Seguono regole per la sicurezza e il rispetto da aree abitate e zone turistiche, vedi cascine o impianti ricreativi, non possono accedere in diverse culture agricole, poi inoltre si preoccupano di ripopolare la fauna, spesso più compromessa dall’uso di pesticidi in agricoltura che non dalla loro attività, mantengono agibili ripulendo i sentieri, ma comunque si adoperano per consentire il loro regolare svolgimento stagionale, in ultimo, ma non ultimo con la licenza e il porto d’armi portano un’importante economia alle casse della Provincia e dello stato, fattori piuttosto importanti per essere considerati.

Quindi anche noi dovremmo stabilire, dove è possibile transitare e dove no, per questo il coinvolgimento dei moto club e del CER, dove già presente, sarebbero risorse da sfruttare per individuare i territori nelle varie comunità e provincie, che grazie ad una ricerca dei luoghi, coinvolgendo le autorità locali, capire le esigenze e problematiche del territorio, considerando le attività lavorative, ricreative o zone di particolare interesse storico o di diverso genere, in modo d’avere una “mappa” delle zone idonee e relativi periodi potrebbe essere consentito il transito.

Ad esempio, con la bella stagione nelle valli Bergamasche, oltre ai camminatori della provincia, si uniscono un gran numero di turisti dell’hinterland Milanese, frequentando le montagne per trovare pace e tranquillità, ma se poi si imbattono in gruppi motorizzati, è chiaro che si innescando lamentele che poi arrivano alle amministrazioni, e considerando che portano un’economia importante al territorio, è facile trarre le conclusioni, perciò ecco che nei mesi di villeggiatura il transito dovrebbe essere assolutamente interdetto, viceversa nei mesi in cui i gitanti sono meno presenti, e i gestori delle attività tipo bar, rifugi, benzinai o trattorie non vedono l’ora che qualcuno porti introiti nella “bassa stagione”, allora ecco che la presenza dei motociclisti sarebbe provvidenziale per gli esercenti.

Anche stabilire i giorni in cui si può praticare sarebbe importante, si potrebbe valutare e consentire solo alcuni giorni della settimana, magari uno infrasettimanale e poi nel week end, in modo che chi va a camminare è consapevole che in quei giorni e in quella determinata area sarà possibile incontrare motociclisti, come chi ha la casa nei pressi di un percorso non avrebbe il fastidio ogni santo giorno, e così anche per la fauna, quindi si potrebbe consentire due/tre uscite settimanali per ogni motociclista, verificando con una sorte di “cartellino” da timbrare abbinato ad un documento del mezzo o d’identità.

Un’altra cosa che servirebbe è un manuale, magari on line, con le istruzioni comportamentali di guida in fuoristrada, infatti i cacciatori devono avere la licenza, come chi guida su strada la patente proprio per conoscere le regole, infatti a parte alcuni casi di comprovato atteggiamento maleducato, sono in molti a non conoscere come muoversi nella campagne. Un episodio successomi fu quando un pilota per invertire la marcia invase un prato, e riprendendolo si giustifico “che alla ne era solo erba”, solo che era Erba Medica e quindi seminata e coltivata dall’agricoltore!

Anche innescare un salto su di uno scolo per l’acqua, dove la ruota in accelerazione danneggia il bordo e quindi l’acqua si mette sulla strada rovinandola, oppure la classica inversione a “U” facendo “sgommare” la ruota con una sorte di semicerchio, lasciando un segno indelebile per molto tempo.
Mi fanno incaxxare quelli che su un passaggio difficile in mulattiera escono dal sentiero per aggirare l’ostacolo, magari nel campo a lato, creando una nuova traccia dove poi tutti passeranno.

L’ostacolo, o lo si supera, anche spingendo, o si lascia stare di fare quel passaggio e si torna indietro. Anche sui prati, uscire dalla traccia perché molto scavata è dannoso, con il risultato di creare svariate tracce fino a deturpare il prato. Meglio imparare a guidare nei canali, fa parte del nostro sport e può sempre servire!
Troverei sacrosanto anche pagare una quota per girare come in qualsiasi altro sport. Se noi tutti pagassimo, con i soldi raccolti, tramite le comunità, qualche associazione o i moto club, (oltre a creare lavoro visto la tanta disoccupazione) si potrebbero mantenere puliti ed in buono stato i sentieri.

Altra cosa importante sarebbe il tesseramento presso le federazioni, in modo da poterci contare per capire in quanti praticano fuoristrada, includendo anche le enduro stradali, visto che anche loro hanno problemi transitando su carraie e strade bianche. Dopo aver saputo a quanto risale “il popolo” dei fuoristradisti, si potrebbe destare l’interesse di qualche politicante che possa portare la nostre voce “nei piani alti” delle autorità.

Concludendo, con un comportamento educato e civile, moto i regola con il codice stradale e seguendo le regole, potremmo essere tutelati, specialmente di fronte ad uno stop da parte delle Forze dell’Ordine, avremmo il “diritto” di ragionare e discutere riguardo l’eventuale contestazione, mentre ora c’è poco da difendersi o giustificarsi.

Tratto da Endurista Magazine 70

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