La mia rubrica su Endurista Magazine 68

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Ciao ragazzi, innanzi tutto mi fa molto piacere comunicarvi che sarò presente anche per tutto questo 2021 sulle pagine di Endurista Magazine. Per me che ho fatto di una passione un lavoro, e raggiunto risultati importanti in questa disciplina con sei titoli mondiali vinti, è un piacere e un dovere partecipare al progetto dell’unica rivista italiana che scrive e racconta di enduro al 100%.
Recentemente ho ricevuto una e-mail da parte di un lettore che mi chiedeva come si svolgesse ai tempi in cui correvo, la settimana precedente il weekend di gara e, da questa sua curiosità, ho preso spunto per questa prima rubrica del nuovo anno.
Premesso che parliamo di diversi anni fa (quando invece ora molte cose sono cambiate) e che ero un pilota ufficiale. Come pilota non mi occupavo di diverse incombenze come l’iscrizione alla gara, la preparazione della moto, la benzina, ecc… permettendomi di avere la mente libera e di potermi concentrare esclusivamente sulla gara.

Non ho mai seguito una dieta mirata in preparazione alle gare, ma prima di correre sceglievo piatti nutrienti e digeribili adeguati agli sforzi che l’enduro comporta. Il lunedì lo dedicavo ai preparativi come le borse con i vestiti “civili” e quella da gara con una particolare attenzione dedicata alla maschera e alle lenti, fattore fondamentale per essere pronto ad ogni situazione meteo.

Negli anni ‘90, salvo competizioni fuori continente, tutti viaggiavamo via terra e devo dire che a me piaceva molto attraversare paesi e frontiere a bordo di auto o minivan e condividere il viaggio con personaggi come Rinaldi, Farioli, Passeri ecc… Era davvero divertente!
Il mercoledì iniziavamo subito a cercare le Speciali, visto che era a discrezione dell’organizzatore indicarne l’ubicazione in largo anticipo.

Camminarle e visionarle fin da subito era importantissimo, considerate che ogni test lo si camminava almeno tre volte, e spesso richiedevano oltre due ore.
Anche il giovedì era dedicato alla ricognizione, mentre il venerdì era più variegato con le operazioni amministrative alla mattina e la prova della moto il pomeriggio.
Una volta indossato tutto l’abbigliamento tecnico, con il mio meccanico mi recavo nell’area training. Il test serviva per ottimizzare la moto in base alla tipologia di terreno, intervenendo sulle sospensioni, la carburazione e in alcuni casi la marmitta. Al rientro si gommava la moto scegliendo la consistenza delle mousse in base alle previsioni meteo e poi era la volta delle veri che tecniche.

 

 

Una volta parcheggiata la moto in Parco Chiuso, si ritornava a camminare le Prove Speciali, lasciando per ultima quella in linea da vedere nelle ultime ore del giorno. Questo perché un po’ tutti i piloti ispezionandola spostavano sassi e pietre e ripulivano i tratti dove c’era l’erba alta, insomma era importante vederla a “lavori finiti” per rosicchiare qualche centesimo di secondo.

A questo punto vi chiederete perché visionarla così tante volte. Semplice, per poter guidare al 100% già dalla prima cronometrata! La prima ricognizione serviva per memorizzare possibili pericoli tipo buche, pietre, ceppi, radici, fossi, salti e quant’altro, iniziando a ricordarne lo sviluppo e prendendo dei riferimenti.
La seconda serviva per memorizzare esattamente tutte le curve, il loro raggio di chiusura e come susseguivano, per valutare la velocità d’inserimento e di uscita.
La terza ispezione serviva per calcolare le traiettorie, ricordando dove mettere esattamente le ruote in modo che già dal primo giro potevo sfruttare il percorso al 100%.

Disastrose le volte in cui ho confuso alcune situazioni. Un anno in Portogallo affrontai la curva a forte velocità pensando che fosse quella più aperta quando invece era quella più serrata. Così, dopo aver “spondato” in frenata, la moto rimbalzò e feci un testa coda girando su me stesso come una trottola e fu impossibile evitare la caduta. Un’altra volta in Slovacchia mi lanciai da un terrapieno in discesa confondendomi. Quello che vidi all’orizzonte non era il campanile che avevo preso come riferimento. Patapam! Atterrai fuori dalle fettucce nel bel mezzo di arbusti e rovi, fu un volo importante ed una gran botta! Ma ecco finalmente i giorni di gara, dove naturalmente si cercava di “capitalizzare” il lavoro fatto durante tutta la settimana!
Questa era la routine (se così la vogliamo chiamare) del periodo che precedeva i giorni di gara quando gareggiavo ad alti livelli.
Oggi mi diverto ancora molto sulla moto anche se la utilizzo meno frequentemente e per puro piacere. Recentemente gli amici Zaira e Luca (che vorrei ringraziare) mi hanno coinvolto in un piacevolissimo appuntamento.

 

Il concessionario KTM Planet Motors di Cagliari, mi ha invitato per un weekend di enduro con gli amici di Perdasdefogu, paese nell’entroterra in provincia di Nuoro, che vanta la particolarità di essere il comune con la più alta longevità a livello mondiale.
I ragazzi del moto club San Giorgio Perdasdefogu, hanno la fortuna di avere in concessione dal comune un’area dedicata al fuoristrada (sfruttata anche per alcuni ritiri FMI ed eventualmente disponibile per allenamenti previo appuntamento). Disponendo di questo tracciato, con varie tipologie di ostacoli, è stato naturale per me il primo giorno fare un po’ di “scuola” e dare alcune dritte su come affrontare le diverse situazioni nel modo corretto.

Il secondo giorno invece abbiamo affrontato le diverse mulattiere della zona tra passaggi veloci e tecnici, con salite veramente importanti. Devo dire che la volontà e l’entusiasmo dei partecipanti sono stati il segreto del successo di queste due giornate. La sorpresa più grande però non è stata la bellezza dei percorsi (sentieri con vista mare unici e spettacolari) ma il caffè gentilmente offerto dal Corpo Forestale direttamente presso la loro sede confermando che, per l’ennesima volta, il comportamento corretto, civile e rispettoso, può fare spesso una grande differenza.

Gli appassionati di enduro della zona infatti, essendo sensibili alle esigenze locali come pastorizia e allevamenti o alle problematiche legate agli incendi, si adoperano per essere al fianco della comunità.
A fine giornata “lavorativa”, come da tradizione locale, è stato doveroso riunirsi per lo “spuntino”, una sorta di pranzo nuziale a base di prodotti locali consumati in allegria. ||

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