La mia rubrica su Endurista Magazine 69

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Nel numero scorso ho parlato dei preparativi per una gara di Enduro e così ho mosso l’interesse di un lettore che mi ha chiesto come fossero i preparativi per la Parigi- Dakar.
Nuovamente ricordo che le mie dieci partecipazioni avvennero molto tempo fa, e quindi anche in questo caso molte cose oggi sono cambiate.
Prepararsi per i rally risulta molto più complesso ed impegnativo che non per le due giornate di mondiale Enduro, specialmente per una competizione come la Dakar, meno complicato invece per i rally minori.
Infatti, quando il calendario Enduro lo permetteva, partecipavo ai rally in Dubai, Egitto o Tunisia, ma senza una particolare preparazione, in quanto tutto il materiale (moto incluse) erano quelle della Parigi-Dakar precedente con l’obiettivo di allenarsi o di testare nuove soluzioni o materiali.
Essere pilota ufficiale nei rally è un previlegio ancora più grande se comparato all’Enduro, sia per i costi che per
la logistica generale.

Dovete considerare che in genere, questo tipo di competizioni, si svolgono in luoghi ostili dove è fondamentale avere ogni cosa.
Se provate per esempio a cercare su GoogleMap il villaggio di Tichitt in Mauritania, capirete perché è così complicato reperire qualsiasi cosa. Quella volta per esempio che persi gli evidenziatori a Tichitt, fu per me impossibile preparare il mio roadbook. Per quanto riguarda la preparazione atletica, questa iniziava, anzi continuava, dopo la Sei Giorni di Enduro che si svolgeva dopo il mondiale. Avendo già una buona base, non mi andava di perdere tonicità per un periodo di riposo, per cui integravo gli allenamenti anche con la moto da rally. A parte qualche sterrato però nel nord Italia, non vi erano percorsi adatti a quel tipo di moto e quindi mi allenavo sulle piste da motocross anche se i circuiti dove si poteva usare almeno la terza marcia erano rari. Oltre a questo comunque, facevo un super lavoro in palestra per migliorare la resistenza. Fortunatamente nel corso dell’anno avvenivano alcuni test per gli pneumatici, le mousse ed altre soluzioni tecniche nel nord Africa, occasioni importantissime per utilizzare ogni tanto la moto da rally.

 

 

Tra ottobre e novembre c’erano i test nali in Tunisia, a Doùz esattamente, località perfetta perché nel raggio
di poche centinaia di chilometri trovavo tutte quelle situazioni tipiche della gara. Quei test erano mirati alla configurazione definitiva della moto, personalizzandola per ogni diversa esigenza come la posizione delle pedane, l’ergonomia della sella, le piastre dello sterzo ma soprattutto, la taratura delle sospensioni.
A Doùz inoltre venivano organizzati due giorni
 di sessioni fotografiche per avere il materiale necessario alle presentazioni, i poster pubblicitari
e per i giornali. In questi giorni avvenivano le cadute più spettacolari, pur di ottenere lo scatto più spettacolare si osava come matti.
Negli anni in cui ho corso per il Team Repsol abbiamo avuto anche gli allenamenti per la navigazione, disponendo di inediti road book con pochi disegni ma con navigazione prevalentemente a CAP fuori pista, minuziosamente preparati da Jordi Arcarons.

Questo tipo di allenamenti erano molto efficaci per prendere pratica con la navigazione e dimestichezza con le note. Essendo io pilota
di Enduro erano opportunità rare. Poi, chiamata
 a Mattighofen per tutto lo squadrone, oltre alla presentazione stampa dei team, c’era il briefing dove si parlava di “diritti e doveri” di ognuno nei vari ruoli. I piloti avevano anche il corso di meccanica dove i tecnici spiegavano le soluzioni possibili in caso di problemi meccanici, l’odiosa parte con le soluzioni elettriche per eliminare o bypassare questo o quello… In fine come togliere il motore dal telaio in caso lo si dovesse sostituire nel corso della Speciale, in modo che all’arrivo del camion assistenza ci fosse “solo” da montare quello di scorta.

Anche la preparazione del materiale era “laboriosa”, iniziando dal passaporto da spedire tra i vari consolati per ottenere tutti i visti per entrare nei paesi attraversati dalla gara. Il vestiario tecnico e 
le protezioni erano personalizzate e su misura a seconda delle esigenze del pilota, quindi veniva richiesto molto tempo. Per esigenze di spazio sul camion era consentito caricare una borsa grande, una media e lo zainetto. Nel corso dei preparativi monopolizzavo tutti gli spazi della casa, è incredibile quante cose si dovevano portare per due settimane. Conservo ancora le liste che mi prepararono 
Meoni e Arcarons per la mia prima Dakar nel ‘98, elencandomi le varie cose dal sacco a pelo alla crema per le labbra e per il sedere.
Purtroppo tutti i miei preparativi risultarono vani in quanto il camion della mia assistenza dove avevo tutto il materiale, a causa del cedimento della sospensione fu costretto a fermarsi il secondo giorno in Marocco e affrontai tutte le restanti tappe con il solo abbigliamento da gara.
Niente tenda, niente sacco a pelo, niente ciabatte ed abiti civili, nella mia cassa aviotrasportata c’erano solo ricambi, altro che Malle Moto!

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